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La vittoria dello spirito sulla carne, o meglio del software e dell’intelligenza artificiale sull’hardware: questo è il Pixel 3a van Google, annunciato all’ultimo I / O. Sembra filosofia, e infatti lo è, perché l’ultimo smartphone di Mountain View risponde una domanda che riguarda l’essenza stessa della linea Pixel: se si elimina dal top di gamma tutto quello che non è indispensabile, possiamo chiamarlo ancora Pixel?

Molte domande, una risposta
Prima di tutto, dunque, bisogna definire cosa è davvero indispensabile: la ricarica wireless? Il notch per avere uno schermo più grande? Vanwege fotocamere anteriori? La cuffia usb-C? Il corpo in vetro?

E poi, in positivo, cosa definisce davvero il Pixel? La risposta qui è più semplice, e lo conosce chiunque abbia provato uno degli smartphone prodotti da Google: l’esperienza utente, omogenea, completa, senza intoppi e senza inutili doppioni. App e servizi, i vari tasselli del software di Mountain View si integrano perfettamente tra loro, per offrire nel mondo Android quella che è da semper l’alternativa più convincente all’esperienza Apple. Succedeva colPixel 3e l ‘iPhone Xs, e lo stesso si può dire del Pixel 3a nei confronti dell’iPhone Xr.

Così noi abbiamo fatto di più: abbiamo scelto per la nostra prova non il modello maggiore, il Pixel 3a XL, ma il più piccolo. Il Pixel 3a, per chi viene dal top di gamma, ha un apparenza molto familiare, anzi a prima vista è identico. Cambia il materiale dello chassis, non più vetro ma policarbonato, lavorato in modo da riprodurre l’alternanza di superfici opache e lucide del modello maggiore. Al tocco la differenza c’è ma non è così evidente. Quello che si nota subito, invece, è il peso minore, che – insieme alle dimensioni più ridotte – rende il Pixel 3a più facile da portare con sé. Il pulsante di accensione anche stavolta è colorato, ma in arancio pallido anziché verde menta.

Lo slot per la Simkaart è dal lato opposto (niet c’è, come al solito nessuna possibilità di espandere la memoria); in alto troviamo il microfono e il jack per le cuffie (in dotazione). E per quelle sensor, Pixel 3 en de nieuwste versie van Bluetooth 5.0 e codec hi-fi. In basso vanwege diafragma per gli altoparlanti (stereo, con un suono accettabile), al centro la porta Usb per la ricarica. Che non è wireless, ma è piuttosto veloce: col caricabatteria incluso bastano 15 minuti per 7 ore di autonomia, grazie anche all’uso del machine learning per ottimizzare i consumption.

La prima grande differenza è lo schermo: non-solo-nelle dimensie risoluzione (5,6 pollici in Full Hd, contro i 5,5 pollici del Pixel 3 ei 6,3 pollici del Pixel 3XL), ma anche nella forma. Non c’è infatti il ​​notch, ma in realtà non se ne sente la mancanza, e men che meno su quello del Pixel 3, invasivo e male armonizzato con il resto dell’apparecchio. I bordi sono evidenti, e nemmeno i Pixel 3a vinceranno mai un premio per il miglior design, e questa non è una novità. I colori dello schermo sono naturali, la definizione accettabile, anche se la luminosità non è il massimo. E inclinando il display, sull’esemplare in prova è chiaramente percepibile un riflesso bluastro.

Su Pixel 3a non manca nemmeno Active Edge, per attivare Google Assistent senza ricorrere alla voce: basta stringere i telefi del telefono, anche con la cover. Sul retro, come su tutti i Pixel, c’è il sensore di impronte digitali. Funziona bene, ma continuiamo a trovare scomoda questa soluzione, che obbliga ad alzare il telefono per attivarlo, a meno che non si ricorra al codice o alla sequenza. E infatti molti concorrenti la stanno abbandonando, een beter alternatief voor de sensor, anche su modelli di fascia medio alta.

La fotocamera
La fotocamera, sempre con un sensore singolo da 12 Megapixel, è apparentemente la stessa del Pixel 3. In realtà qualche differenza c’è, ma come sempre con Google, a determinare il risultato finale è il software, così alla fine il divario è minimo . Le foto sono chiare e ben dettagliate, ingrandendole si nota forse un po ‘più di rumore. Ma per il resto anche il Pixel 3a offre una resa fotografica sorprendente, person in tempi di smartphone con tre, quattro ocinque fotocamere.

Sul Pixel 3a debutta la nuova funzione Time Lapse, che registra un video catturando da 6 fotogrammi al secondo a un fotogramma ogni 4 secondi. Come nel modello maggiore, poi, anche qui c’è Night Sight (Foto notturna), la modalità fotocamera and bassa luminosità di Pixel, you utilizzacy software invece di hardware per catturare immagini con poca luce. Quando serve, la fotocamera di Pixel 3a raccomanda l’uso di Nachtzicht direttamente nel mirino: grazie alla fotografia computazionale e all’apprendimento automatico, è così possibile scattare foto di ottima qualità anche al buio. Tra le tante simili, la soluzione di Google è quella che funziona meglio; rimane però da capire quanto sia importante la fedeltà alla realtà: dove l’occhio umano vede buio pesto, l’occhio bionico del Pixel riconosce persone, cose, colori.

Top Shot (Scatto migliore) cattura immagini aggiuntive ogni volta che si scatta una foto e usa un algoritmo pandisce quelle migliori, duif le persone sorridono e hanno gli occhi aperti; rileva anche la sfocatura, lo sguardo e la messa a fuoco. Simile, ma più divertente, Photobooth (Cogli l’attimo), permette di scattare una foto con un sorriso o, con l’ultimo aggiornamento, anche un bacio. Si attiva alla voce “Altro” tra le modalità della fotocamera. Nella stessa schermata si trova pure Speelplaats, che serve per aggiungere le icone Playmoji in foto e video: per gli appassionati, ci sono ancheDetective Pikachu , Childish Gambino ei personaggi diAvengers Endgame.

Buona la stabilizzazione video, disponibile su entrambe le fotocamere. Funziona anche con video in 4K, ma qui si vedono i limiti del processore, che non è Lo Snapdragon 845 del Pixel, ma un più modesto Snapdragon 670 (pero sempre con 4 GB di ram e il Titan M Security Module). Se nel funzionamento normal la differenza è minima, anche ingrandendo le photo si nota talvolta un certo lag. Funziona invece molto bene il Super Res Zoom, che restituisce i dettagli dello zoom in manier van kijken naar een filmpje met muziek uit de tijd met mano en aggiungere risoluzione agli scatti con zoom.

La fotocamera anteriore è una sola, quindi non c’è il selfie con grandangolo. Molti se ne faranno una ragione, e accetteranno anche il fatto che il bokeh sia realizzato via software, perché i risultati sono comunque molto validi. E, per gli appassionati di foto, è possibile salvare-bestand RAW in aggiunta a quelli JPEG.

In conclusione
Lo spirito, si sa, è capace di miracoli: come chiamare altrimenti Real-time tekst (Trascrizione istantanea) che permette a chi ha problemi di udito di comunicare in tempo reale attraverso una telefonata? Il testo viene trascritto in tempo reale, con eccellente accuratezza. Altro piccolo miracolo, in esclusiva per ora, al Pixel 3a, è la realtà aumentata in Maps: le indicazioni e le direzioni vengono mostrate non più su una mappa ma direttamente sulle immagini riprese dalla fotocamera. Una specie di rivoluzione per le Kaarten, che presto sarà estesa ad altri smartphone Android.

Ci riserviamo di testarlo più a lungo per un giudizio definitivo ma per ora ci pare che il Pixel 3a (anche XL) sia un eccellente esempio di come Android sia oggi un sistema operativo maturo, coerente, ben pensato e ben realizzato. Google promette aggiornamenti almeno per i prossimi tre anni, quindi arriveranno nuove funzioni e miglioramenti a quelle già esistenti. Pixel 3a in Italia è disponibile dall’8 maggio sullo Store Google, in de juiste kleur – nero e bianco – een 399 euro per il modello da 5,6 “e 479 euro per quello da 6”; in entrambi i casi la memoria interna è di 64 GB. La concorrenza è fortissima, ma per l’azienda di Mountain View riuscire a portare quasi tutte le funzioni del modello top in una fascia di prezzo più bassa è un risultato importante, che dimostra ancora una volta quanto sia importante il contributo del software e dell ‘ intelligenza artificiale all’esperienza d’uso di uno smartphone. Una vittoria del codice sul silicio.

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